COME PRATICARE CON UN OSSO (piccolo) FRATTURATO
- mypersonalyoga
- 22 set 2019
- Tempo di lettura: 1 min
Pratico Ashtanga con dedizione, mi sento motivato.
Tutto sta andando bene. E poi... un infortunio, banale per fortuna. I movimenti con i quali fluttuavo con facilità pochi giorni prima all'improvviso diventano impossibili. Potrei interrompere del tutto la pratica, dopotutto non voglio peggiorare le conseguenze dell'infortunio; penso che sia giusto dare al corpo la possibilità di recuperare.
Se pratico Ashtanga e non posso fare tutta la sequenza allora è meglio fare una pausa finché non potrò riprendere la sequenza con la mia solita intensità, giusto? No, è sbagliato! Cambio, adatto e modifico la mia pratica per renderla sostenibile dalle condizioni del mio corpo. Anche se quello che faccio comporta modificare o rinunciare a qualche asana della sequenza di Ashtanga, lo faccio lo stesso.
Pratico così per tutto il tempo che desidero e di cui ho bisogno, anche se fosse per il resto della vita. Modifico la mia pratica in modo da poter continuare a farla ogni giorno, consapevolmente e in modo sostenibile, in modo da consentire alla ferita di guarire. Quando le posizioni che ho conquistato con impegno divengono improvvisamente impraticabili a causa di un infortunio, la pratica è davvero messa alla prova. Posso scoprire chi sono davvero al di là di ambizione, orgoglio e perfezione.
Posso accettare e amare me stesso anche con una pratica che viene ridotta alla sua base.
L'infortunio diviene un'occasione, uno dei tanti impegnativi percorsi da seguire per lasciar andare l'ego e all'inizio ciò può essere molto più doloroso della lesione stessa. Questa è pratica spirituale dello Yoga, è una lezione che imparo per allentare il mio attaccamento al mondo fisico e scoprire che mi sto avvicinando un po' di più all'obiettivo.
