VRTTI
- Fabio - My Personal Yoga
- 31 ott 2017
- Tempo di lettura: 2 min

"Non pensavo di sudare tanto..." mi sento dire spesso da chi prova per la prima volta una guidata di Ashtanga. Durante le lezioni mi accorgo che alcune persone che non hanno mai praticato portano sul tappetino l'idea che la pratica yogica sia, da subito, una attivita' priva di movimento, di energia e di sudore. Stare seduti immobili cercando di raggiungere Dhyana, concentrazione meditativa e ultimo passo prima di Samadhi, richiede invece un lungo cammino esperienzale. Il termine sanscrito Vṛtti indica un vortice, un'attività circolare senza inizio né fine e viene usato per definire le onde di pensieri che la mente genera in modo incessante ed inconsapevole, e che ne impediscono il vero utilizzo, cioè come mezzo per realizzare l'identificazione con il Se. Sono ciò che costituisce la frenetica attività della mente, ed essendo la conseguenza di un uso improprio di questo strumento, invece di liberare, le Vrtti agiscono legando ancora di più l'anima al mondo manifesto.
Lo Yoga insegna a raggiungere la Liberazione (Moksha) tramite la padronanza della mente ed il controllo delle Vrtti. Patañjali diceva: "yogaś citta vṛtti nirodhaḥ" ovvero "lo yoga quieta i vortici della mente". Le 5 vritti principali, secondo quanto scritto nello Yoga Sūtra di Patañjali, sono: giusta coscienza, errata coscienza, fantasia o immaginazione, sonno, memoria. Queste alterazioni provocano delle onde di pensiero dalle quali scaturiscono le distrazioni e le illusioni che provocano agitazione, frustrazione, delusione e dolore. La pratica di Asana e Pranayama aiuta a trovare equilibrio e resistenza; da forma al corpo e consente infine di mantenere senza sforzo la posizione seduta. Il controllo del respiro e la postura armonizzano il flusso dell'energia nell'organismo creando un campo fertile in cui far evolvere lo spirito.