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MPY - My Personal Yoga Milano

SIRSASANA - COME IL RE È IL PILASTRO DI UN REGNO, LA POSIZIONE CAPOVOLTA È IL PILASTRO DI UNA PRATIC

  • Fabio - My Personal Yoga
  • 31 dic 2016
  • Tempo di lettura: 4 min

L’antico testo yogico Gheranda Samhita afferma che il plesso solare è situato all’ombelico, mentre la regione lunare si trova alla radice del palato. Il nettare distillato dalla luna – l’amrita – scende verso la parte inferiore del corpo e così si disperde e nell’uomo muoiono l’entusiasmo, le capacità intellettuali, mentali, emozionali e soprattutto la capacità di amare. Trattenete invece l’ombelico, “il plesso solare”, in alto e la ragione lunare in basso (come avviene durante la posizione capovolta) è l’intimo segreto dei Tantra. Nella letteratura yoga la posizione sulla testa ha differenti denominazioni delle quali Sirsasana (sirsa= testa e asana = sedersi sulla testa) è la più nota. La pratica delle posizioni capovolte richiede un atteggiamento spirituale, coraggioso, aperto, il desiderio di un cambiamento radicale dell’orientamento personale, saper vedere le cose da un’altra angolazione: una sorta di inversione-conversione che conduce a diversi e nuovi piani di coscienza, sensazioni e sentimenti inesplorati, talvolta solo sfiorati, ma poi purtroppo abbandonati. Una pratica che è al contempo una preziosa occasione per vincere la paura, per affrontare le cose a proprio modo, senza quei punti di riferimento che ci sono familiari e che ci condizionano a comportamenti obbligati e a schemi di pensiero abituali e ripetitivi. Fermamente stabiliti nello splendido isolamento della posizione a testa in giù, padroni fino in fondo del nostro respiro, osiamo abbandonarci a un benessere esaltante, a una leggerezza mai provata, a un sentimento di sicurezza che concerne ogni aspetto della nostra personalità. Per sua natura il Re pone alcune condizioni “sine qua non” per farsi conoscere: non è consigliabile a chi soffre di disturbi cardiovascolari, di glaucoma, retinopatia, otite, osteoporosi e a coloro che non abbiano preventivamente lavorato su tutto il sistema muscolare che deve garantire forza e stabilità. Non bisogna avere fretta di raggiungere subito la “vetta”, ma coscienziosamente e con cura attuare una adeguata strategia che ci conduca vittoriosi e senza danni collaterali alla meta. Dopodiché a voi il piacere di stare in equilibrio sulla testa, continuando ad inspirare ed espirare a lungo, mantenendo lo sguardo fisso sull’ideale punto centrale fra gli occhi, meditando profondamente sul mantra, con la mente stabile e priva di distrazioni e assaporare così il gusto di una vittoria su “la parte poco volitiva” di voi stessi mentre il cervello riceverà un ottimo apporto di sangue fresco e ossigenato. Prima di accingervi a eseguire Sirsasana convincetevi che non si tratta di un’acrobazia né di un esercizio di forza. La maggiore difficoltà consiste nell’assumere la corretta posizione iniziale e mantenerla per alcuni secondi. Poi verrà naturale aumentare progressivamente il tempo per fortificare il collo e la nuca e abituare il cervello a ricevere un maggior flusso di sangue. Siate scrupolosi nell’assumere la corretta posizione della testa e delle mani. Sirsasana è senza dubbio la più celebre di tutte le posture yoga: tanto celebre che, per chi non pratica lo Yoga, è quasi sinonimo di mettersi seduti sulla testa. Per coloro che non praticano lo Yoga è da insensati mettersi “seduti sulla testa”: rischiare di rompersi il collo? Ci mancherebbe altro. E non è forse cosa nociva avere il sangue alla testa? I neofiti sono attratti dal carattere spettacolare e dai benefici effetti di Sirsasana, ma restano spaventati dall’aspetto acrobatico della posizione che reputano non priva di pericoli. Mantenere la posizione per un’ora intera ogni giorno significa sconfiggere la morte, assicurano i testi antichi e i Maharishi, i grandi saggi. Perché dunque dobbiamo metterci sulla testa se abbiamo tanto faticato a imparare a tenerci in equilibrio sui piedi e se i nostri primi passi sono ricordati come un avvenimento importante della nostra vita? La stazione eretta è propria dell’uomo; è un suo esclusivo appannaggio, è però complessa e delicata per quanto riguarda la colonna vertebrale e la circolazione del sangue. Nei quadrupedi il corpo è disposto in senso parallelo rispetto al suolo e il peso è distribuito in modo uniforme. L’influenza sulla circolazione del sangue, che si svolge orizzontalmente, è trascurabile. Nell’uomo invece la circolazione è verticale e la forza di gravità occupa un ruolo determinante nella sua esplicazione. Ne risente la circolazione venosa, soprattutto nelle zone al di sotto del cuore. In effetti, il sangue venoso per ritornare fino al cuore e ai polmoni deve vincere la gravità, aiutato anche dalle contrazioni muscolari che comprimendo le vene lo fanno risalire, mentre le valvole ne impediscono il riflusso. Questa soluzione è soddisfacente per l’uomo che vive una vita naturale, che per sopravvivere deve usare tutte le sue energie muscolari. Ma il corpo dell’uomo che vive nelle nostre città e conduce vita sedentaria non è più capace di assicurarsi sufficienti contrazioni muscolari atte a realizzare una normale velocità della circolazione venosa da cui derivano le congestioni venose nelle gambe e specialmente nell’addome in cui il sangue ristagna alterando il buon funzionamento degli organi. L’azione aspirante che esplicano i polmoni sulla circolazione del sangue venoso infatti non è sufficiente nei sedentari che respirano superficialmente. Nelle parti al di sopra del cuore la forza di gravitazione facilita il ritorno del sangue venoso, ma ostacola la circolazione arteriosa di cui il cervello, grande consumatore di ossigeno, ha tanto bisogno. Gli inconvenienti della stazione eretta non si limitano solo alla circolazione. Nell’animale gli organi addominali non subiscono spostamenti e non si abbassano. Nell’uomo la posizione verticale è l’origine dei «reni fluttuanti», delle ptosi gastriche e intestinali e causa di disturbi funzionali gravi. Per questo logico motivo gli yogi consigliano vivamente la posizione sulla testa, che elimina immediatamente e infallibilmente gli inconvenienti della stazione eretta. Sirsasana è il re indiscusso delle posture, dagli eccezionali effetti. Può non essere cosa semplice avvicinare il Re, di certo bisogna raffinare i propri costumi e acquisire un comportamento il più possibile “regale”, ma soprattutto superare certe idee preconcette sulla vera natura del “sublime”. Tratto da un articolo di Kishori Priya

 
 
 
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